Colpito da quelle parole, Arslan, rientrato da Varese, si è subito messo a «spogliare» la Dea di tutto, tranne il vestito, lasciando alle sue forme perfette solo la ruota anteriore. È stata tramutata in asse di rotazione della maniglia. «A questa intuizione – riprende il designer – hanno fatto seguito una settimana di ricerca e disegni. Quindi, per raggiungere le proporzioni in equilibrio tra eleganza ed ergonomia, sono seguiti modelli in carta, in plastilina, in polistirolo e infine in legno per realizzare il master per la fusione». I tempi sono stati rapidissimi per assecondare l’entusiamo dell’Associazione Bertoni e di Mandelli. «Ho lavorato esclusivamente a mano, spinto dal desiderio di rendere un vero e proprio tributo a Bertoni e alla sua storia di scultore-designer. L’approccio scultoreo mi è stato suggerito dalla natura stessa del progetto maniglia, che ritengo raggiunga il risultato più efficace passando esclusivamente per le mani. Il punto delicato era trovare una sintesi delle linee della DS, togliendo tutto il possibile, senza perdere il “nucleo meraviglioso” come lo chiamava Bertoni. Superata la fase di studio e scultura del volume, sono state necessarie parecchie prove di fusione per arrivare alla soluzione ideale che evitasse i ritiri e le imperfezioni tipiche del processo e che consentisse successivamente di ottenere una perfetta levigatura e lucidatura. L’ultima fase della lavorazione ha comportato lo studio della foratura della sede per il perno, la tornitura dello stesso e l’assemblaggio».